l Controller tra autonomia e subordinazione … Intelligenze in rete

Desidero portare alla attenzione e lettura dei colleghi questo documento che è reperibile nell’ Osservatorio CIDA – ADAPT sul Lavoro 4.0.

Qui il link   http://www.cida.it/lavoro-cida-adapt-un-osservatorio-per-capire-il-presente-e-programmare-il-futuro/ 

Ricordo che CIDA è la confederazione delle organizzazioni rappresentative dei dirigenti italiani, dal privato al pubblico. Da poche settimane ne è Presidente il Dr Mario Mantovani, che è anche Presidente di ManagerItalia (Dirigenti del Commercio).

ADAPT è l’associazione di studi e ricerche giuslavoristiche fondata da Marco Biagi.

Primo documento pubblicato è un report statistico, trimestrale, che descrive le dinamiche del lavoro, ma ponendosi l’obiettivo di fornire elementi utili a comprendere il contesto economico-sociale entro il quale si sviluppano.

I tanti grafici evidenziano come le trasformazioni  abbiano  mutato profondamente la natura del lavoro che si è frammentato, alimentando aree grigie tra autonomia e subordinazione [ovvero lavoratore dipendente]  da un lato, e cambiando la struttura stessa del lavoro subordinato e del lavoro autonomo dall’altro.

Mie considerazioni:

Questo documento mi ha riportato ad un dialogo intercorso nel luglio 2010, quindi a pochi mesi dalla nascita di Assocontroller, con il Prof Enzo Rullani, Università di Venezia e consulente scientifico del CFMT (Centro di formazione del management del terziario), che stava sviluppando e pubblicando sul paradigma ‘intelligenze in rete’.

Allora scrivevo:

… Questo salto da un mix di opportunità e minacce ad una visione positiva di uno scenario culturale, economico, sociale italiano di lungo termine, genera una raffica di domande:

  • Quale destino per quelle ‘intelligenze’ ovvero professionalità d’azienda , quando le aziende continuamente riducono le proprie dimensioni locali?
  • Come cambia e/o vede cambiare l’orizzonte ed il saper-fare in questi fenomeni di downsizing ?
  • Lavorare in rete cosa vuol dire ? ‘rete’ qui ha due valenze: sia di rete di relazioni tra shareholder del servizio, del valore aggiunto, della capacità di immaginare le risposte congrue alle necessità future del cliente,               che Web
  • che significa intelligenze di persone e comunità che imparano a lavorare in rete, moltiplicando gli usi e dunque il valore di ciò che ciascuno sa o sa fare ?
  • La PMI come si sta preparando ad affrontare processi di pianificazione tecnologica  e finanziaria, di gestione di risorse , umane e non, di alta professionalità, volere aggiunto e complessità?
  • Come superare le reciproche diffidenze ? tra l’imprenditore “ghe pensi  mi” ed il  professionista abituato ad analizzare sistemi con 8-9 zeri ?
  • Come cambiano i processi di formazione e di selezione ?

Dopo 11 anni nulla è cambiato, anzi …

Gli spunti emersi, allora, servirono a dare una connotazione ‘ampia’ della associazione, ovvero non solo luogo di incontro dei controller ‘classici’ (e quindi lavoratori dipendenti) ma inclusiva degli uni e di colleghi, inquadrati in Ordini professionali (Commercialisti, Ingegneri) e consulenti d’azienda.

Quest’area ‘grigia’ come descritta nel documento citato è una determinante che ha ed avrà sempre maggior rilevanza, anche per i cambiamenti imposti dalla digitalizzazione e dalla globalizzazione. Al riguardo suggerisco di leggere il libro di Mario Mantovani, Il lavoro ha un futuro anzi tre, GuerinNext,  2019.

Le percezioni che abbiano avute nel lontano 2010 hanno di fatto determinato il percorso della associazione: abbiamo puntato al riconoscimento della figura professionale con la costruzione ed approvazione della norma UNI 11618 con relativa attestazione/certificazione,  che ha avuto ed ha oggettivamente un valenza maggiore per i  ‘controller autonomi’.  La stessa determinazione ci ha portato ad affrontare i lunghi percorsi (burocratici del Ministero del Lavoro, INAPP) per modificare il profilo professionale del controller (dipendente) allo interno dell’Atlante del Lavoro, che porterà – ahimé con tempi … statali –  al riconoscimento formale del controller (con la sua Carta di Identità professionale) ed al suo dovuto percorso di formazione permanente.

Giorgio Cinciripini

Pastpresident@assocontroller.it

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