«Bollino blu alle imprese che formano sul campo»

Riportiamo l ‘articolo di Il Sole 24 ore 26.11.2016 acquisito tramite la Rassegna Stampa di CNA

 

Industria e istruzione «sono tornate finalmente
a dialogare»; e quando le imprese partecipano
f i n d a l l ‘ i n i z i o , c i o è d a l l a f a s e d i c o progettazione
dei percorsi di alternanza, i
risultati formativi si vedono, e sono tangibili:
«Bene quindi l’ idea di realizzare passaporti
per certificare le competenze acquisite dagli
studenti formati “on the job”; ma credo sia
altrettanto giusto riconoscere anche “un bollino
blu” alla qualità e all’ impegno educativo delle
a z i e n d e , t r o p p o s p e s s o s i l e n z i o s o e
sottotraccia».
Per Giovanni Brugnoli, vice presidente per il
Capitale umano di Confindustria, il messaggio
lanciato ieri dal palco del Job&Orienta di
Verona è che «l’ alternanza deve essere parte
i n t e g r a n t e d e l p e r c o r s o d i s t u d i o , a
prescindere dai singoli indirizzi». E a dirlo
s o n o p r o p r i o i r a g a z z i : « P e r c h è s o n o
consapevoli che le settimane trascorse in
fabbrica non servono banalmente a mettere
solo in pratica ciò che si impara a scuola, ma
rappresentano un percorso di conoscenza di
sé, di quella dimensione che è il lavoro, che
sarà centrale per tutto il resto della loro vita».
Con la legge 107 l’ alternanza scuolalavoro
è
divenuta obbligatoria (fino ad almeno 400 ore nei tecnici e professionali, almeno 200 ore nei licei) e l’
esperienza si sta dimostrando efficace. Gli studenti sono stati accolti e hanno trovato «stimoli,
competenze, percorsi che non hanno semplicemente impreziosito il loro curriculo, ma li hanno aperti al
mondo, proiettati in quell’ Industria 4.0 di cui spesso i giovani hanno solo sentito parlare, ma che questi
ragazzi hanno potuto vivere direttamente», evidenzia Brugnoli: «Entrando in fabbrica i ragazzi ne
sentono il profumo e ne vivono spazi e tempi, vedono da vicino tecnologie produttive e modelli
organizzativi che vanno a integrare necessariamente la loro formazione scolastica, perché l’
apprendimento continuo e la ricchezza delle esperienze saranno la chiave del successo delle loro storie
professionali».
L’ accento è focalizzato sulle competenze, in vista anche dei passi successivi. «Nei prossimi duetre
anni aggiunge
il vice presidente di Confindustria ci
sarà un ricambio generazionale importante. Nella
mia azienda, per esempio, il turnover
interesserà il 25%/30% del personale. Per questo è fondamentale
formare e selezionare le risorse adeguate».
Il punto è che il cambiamento viaggia veloce e la scuola, da sola, non riesce a spiegare e raccontare
tutte le novità.
Di qui l’ importanza di «un ulteriore sforzo educativo», per dare ai ragazzi la giusta preparazione: «Una
Formazione 4.0, addirittura 5.0 tra qualche anno, quando le conoscenze di oggi saranno obsolete». Ma

al tempo stesso c’ è bisogno anche di flessibilità, soprattutto mentale, per gestire il cambiamento e
saperlo interpretare. Gli imprenditori, del resto, credono nel capitale umano; e in questo l’ asse scuolaimprese
è strategico. Già prima della legge 107, infatti, l’ industria ha svolto un processo educativo
“silenzioso”. Oggi sono oltre 60mila le imprese che accolgono studenti in alternanza, e a regime si
dovrà fare i conti con bacino potenziale di 1,5 milioni di ragazzi.
E per Brugnoli questa è la «sfida che ci attende», e non si può prescindere dal coinvolgimento delle
Pmi, «che sono la spina dorsale del Paese, e hanno un legame molto stretto con istituti scolastici e
territori».
In fondo la partnership con le scuole è per l’ impresa un’ opportunità e al tempo stesso una grande
responsabilità. Per questo motivo «le aziende che aiutano di più gli istituti e i ragazzi a crescere
meritano un riconoscimento incalza Brugnoli .
Una sorta di patente che ne certifichi la qualità e l’impegno educativo. E sarebbe bello che questo riconoscimento venisse dato dalle istituzioni, magari
creando un albo nazionale con i migliori ambasciatori dell’ alternanza». Chi ottiene poi questo bollino
blu, conclude Brugnoli, «potrebbe vedersi riconoscere maggiori incentivi, normativi ed economici, che
riducano la burocrazia e permettano a uno studente di entrare in azienda senza stravolgerne l’
organizzazione, ma apportando un valore aggiunto a lui e all’ impresa stessa». Insomma, si tratta di
sancire «un nuovo patto educativo»; in nome di quel cambiamento e di quella flessibilità sempre più
strategici domani.

 

 

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Giorgio Cinciripini 

 

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